MAMI WATA venuta dal mare

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di e con Marina De Juli 

coreografie di Francesca di Ieso, musiche di Armando Illario

Mami Wata è una favola moderna, dove il Mito della Madre Terra e la realtà si fondono, dove i nostri comportamenti si scontrano con i bisogni della Natura, dove la parola rinventata e il gesto danzato raccontano di una società sull’orlo di una crisi di nervi.

All’inizio potrebbe sembrare una storia di immigrazione, ma non lo è: donne su una barca chiedono aiuto, una nave butta loro delle corde e le fa salire a bordo. Sulla nave una di queste donne si racconta. Narra di sua madre, fuggita su una barca tanti anni prima proprio dalla terra sulla quale ora loro vorrebbero sbarcare. Un’alluvione le aveva portato via tutto, tranne la sua bambina, che ancora teneva nel ventre. Ricorda un viaggio tra magia e realtà, un roccambolesco parto tra acqua e terra, un approdo su un’isola dove le donne si chiamano tutte madri come lei, Mami Wata, mamma acqua. E la madre che regna su tutte è Pachamama, una dea forse, sicuramente una Mammène, una levatrice che nelle annate di buon raccolto gira come una trottola per far nascere bambini che vengono alla vita come uno sbocciare di fiori in primavera. Tutto sembra un paradiso, bambini nascono quando la terra può dar loro cibo, gli animali sono fratelli, anzi sono maestri in questo mondo fantastico. Ma anche in paradiso può scoppiare l’inferno: quando si rincorre il potere, scorre il sangue sulle donne e nel ventre della terra. A Mami Wata non resta che fuggire in un viaggio di ritorno verso la terra di sua madre, che però non è più quella di cui aveva sentito narrare. Una storia di Terra e di Acqua, di uomini e di natura, di ieri e di oggi, un’affabulazione che anche nei momenti più fantasiosi racconta fatti, che porta le sonorità della lingua della terra di origine arricchite con altri suoni, quelli di un viaggio.