ALLEGRA,SIGNORA FAME

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Di e con Marina De Juli

Un racconto ironico, amaro e grottesco, nato da una lunga ricerca allo scopo di ricostruire una memoria storica; una storia inventata, ma fedele nei personaggi e nei fatti ai luoghi, quelli della bassa milanese, e con un protagonista: un bambino, che cresce tra il 1928 e il 1945 e racconta di immagini di atroce poesia rurale e industriale, di risaie, di ricchezza e fame, di guerra, di canti popolari, di viottoli immersi nella nebbia “burlona”, e soprattutto di gente qualunque che ha fatto la storia, una storia di lotte quotidiane vissute con passione e semplicità, dolore e ironia.”

Hanno scritto

..Forte di capacità espressiva e la naturale bravura, la De Juli con i suoi racconti è riuscita a fare rivivere pagine epiche di Resistenza italiana, pagine “minori” che non hanno avuto l’onore della cronaca o di qualche libro di storia.

Divorando i dodici capitoli che scandiscono la vita quotidiana e reale di un bambino cresciuto tra il 1928 e il 1945, sembra di ascoltare il racconto di un nonno, intriso della memoria delle sensazioni di vita quotidiana. E subito Tolstoj ci conferma che “la storia la fanno coloro che non sanno di farla”. “Allegra, signora fame!” è infatti una storia collettiva.

In “Allegra, signora fame” messo in scena da Marina De Juli alle Cantine Coopuf, avvio di una breve stagione teatrale, instilla, pian piano, negli spettatori che riempiono lo spazio sotto al Twiggy, una domanda angosciosa: stiamo parlando dei nostri nonni e dei nostri padri oppure di ciò che potrebbero conoscere i nostri figli? Tratto da un libro scritto dalla stessa attrice, lo spettacolo presenta un percorso italiano che dagli anni Trenta arriva fino alla Resistenza. Una storia raccontata con gli occhi di un bambino, Pierin, che dalle campagne arriva in città seguendo la sua famiglia alla ricerca del lavoro, e poi dalla città ritorna in campagna per sfuggire a bombardamenti e le rappresaglie dei tedeschi fino alla Liberazione e alla rinascita del Paese. Uno spettacolo che si segue con attenzione, catturati dalla bravura della De Juli, che sul piccolo palco recita, canta, balla con grande disinvoltura e divertimento. Le parole dell’attrice per raccontare quel Nord Italia del secolo scorso volgono spesso al dialetto, anzi a quello che si potrebbe definire un gramelot lombardo, espressione che pare molto coerente per un’attrice che per molti anni ha lavorato insieme a Dario Fo e Franca Rame. E poi canzoni anni Trenta e Quaranta, parole che raccontavano le condizioni del lavoro nelle campagne e nelle fabbriche, ricordi di fame e di miseria, e poi la scoperta di una radio e delle melodie che misteriosamente uscivano da essa.

Come ha spiegato la De Juli, alla base dello spettacolo c’è stato un lungo lavoro di ricerca e di ascolto di tanti anziani della Bassa Milanese che hanno affidato le loro memorie alla De Juli. Lei dai racconti ha tratto prima un libro e poi lo spettacolo messo in scena ieri sera. “Ciò che accomunava questi racconti – ha detto l’attrice –  è stata la convinzione che l’allegria fosse alla base della sopravvivenza quotidiana”.